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Aprire le porte al bilinguismo in famiglia? Si’, ma come?

Proviamo a specificare con esempi concreti cosa possa effettivamente fare il genitore con buone competenze in lingua straniera per favorire l’apprendimento della seconda lingua in famiglia, trasferendole ai propri figli. 

Prima di passare ad esempi concreti ripassiamo i capisaldi dell’apprendimento linguistico, più volte ribaditi, ma purtroppo non ancora acquisiti né a livello sociale, né a livello scolastico. 

La narrazione.

La mente umana è narrativa, cioè impara a comprendere ed ad esprimersi attraverso le storie che ogni giorno ci vengono raccontate, siano esse le piccole storie della quotidianità o le storie di fantasia (ecco perché leggere/ raccontare storie ai bambini favorisce lo sviluppo del linguaggio).

La full immersion.

Se vogliamo un apprendimento naturale di una lingua non si deve mai tradurre. La costruzione del significato delle parole nella seconda lingua avverrà gradualmente. Il timore che i bambini non capiscano abbastanza è solo ed esclusivo di noi adulti, l’impazienza affinché apprendano tutto e subito anche! Quindi, rilassatevi perché il processo di apprendimento di una lingua richiede mesi ed anni; più noi abbiamo interiorizzato questa consapevolezza, migliore sarà il risultato con i nostri figli.

La ripetizione.

Le lingue, volenti o nolenti, si imparano per ripetizione. Fa parte integrante dell’acquisizione graduale del significato. Prima di riconoscere i vocaboli relativi ad una determinata situazione quella stessa situazione si deve ripetere per un certo numero di volte. Questo concetto, in teoria molto semplice, è nella realtà uno degli scogli più difficili da superare in una società che ci impone la perenne ricerca di nuovi stimoli. Anche qui, maggiore è la nostra consapevolezza su questo aspetto, maggiore sarà l’efficacia della nostra azione di “trasferimento” della seconda lingua ai nostri figli. 

La motivazione.

Aspetto troppo spesso trascurato, ma che risulta fondamentale. Se ci pensiamo bene, perché un bambino abituato ad interagire con i propri genitori in lingua madre dovrebbe accettare improvvisamente di farlo in un’altra lingua in cui è meno competente? Voi, lo fareste nei confronti di un altro adulto con il quale fino a ieri avete sempre interloquito in italiano? Ecco allora l’importanza di creare per i bambini fin da piccoli e a maggior ragione quando sono un po’ più grandicelli delle situazioni nuove in cui la regola del gioco è che si parla nella seconda lingua e non introdurla a caso nella quotidianità o in situazioni/giochi che fino al giorno prima si svolgevano in italiano se no violeremmo i principi n. 1 (la necessità di narrazione) e n. 2 (la full immersion) ammazzando anche la motivazione.

Ora passiamo agli esempi concreti.

Abbiamo detto più volte che la musica giova alla vita ed alla crescita (non solo al bilinguismo) quindi ascoltare canzoni in lingua straniera con i bambini e cantare con loro aiuta nel rapporto educativo/affettivo a 360 gradi. La stessa cosa se ci aggiungiamo il ballo.

Ai nostri figli non interessa se siamo intonati o stonati, se siamo abili ballerini o imbranati: loro vogliono stare con noi e il canto/il ballo hanno un potere fantastico di aggregazione affettiva.

Quindi se cantiamo in lingua straniera e a volte balliamo, ecco non c’è bisogno di altra motivazione che la voglia di passare del tempo insieme in modo piacevole e i bambini impareranno parecchio.

Poi ci sono naturalmente i libri in lingua straniera.

Ora passiamo alle attività che paiono più difficili da realizzare: come faccio a giocare in lingua straniera con i bambini? Prendo un gioco qualsiasi e lo faccio ad esempio in inglese, francese, tedesco, spagnolo ecc…?

NO! Riflettiamo un attimo: come detto poco sopra se il gioco è stato fatto fino al giorno prima in italiano violeremmo i principi n. 1 (la necessità di narrazione) e n. 2 (la full immersion) ammazzando anche la motivazione. Quindi? Quindi è necessario creare un tessuto narrativo intorno ai giochi o alle attività che si vogliono fare in lingua straniera, in modo che tale tessuto sia anche il fondamento della motivazione.

Immaginiamo, ad esempio, un gioco che viene da lontano trovato a sorpresa sul pianerottolo di casa che si fa solo nella lingua del luogo da dove è arrivato; oppure una scatola magica trovata in un angolo della casa con dentro qualcosa che si fa in lingua.

Quel qualcosa o quel gioco da fare in lingua non deve essere chissà che, anzi di solito i giochi più semplici sono i migliori.

I tappeti interattivi sono perfetti per nominare gli oggetti in lingua straniera e crearci intorno storie, i cubi impilabili con disegni colorati anche. Purché l’attività venga sempre fatta in full immersion e sia reiterata nel tempo per dar tempo al bambino di assimilare i suoni, collegarli agli oggetti e dar loro una rappresentazione mentale significativa del tutto, sempre nel rispetto del principio n. 3 (la ripetizione) sopraelencato.

Ricordiamo inoltre che il processo di apprendimento delle lingue richiede tempo ed una adeguata quantità di esposizione che dovrebbe essere il più possibile quotidiana.

Per rendere l’attività il più piacevole possibile cercate di ricordarvi cosa piaceva a voi da bambini e proponetelo, in modo da unire l’utile al dilettevole per tutti.

dottoressa alda trifiletti

Dottoressa Alda Trifiletti

Specializzata in Glottodidattica Infantile alla Sapienza di Roma, attraverso l’associazione LANGUAGES for YOUNG MINDS di cui è presidente, insegna inglese e francese con il metodo Hocus&Lotus ai bambini dai 6 mesi ai 10 anni