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Aula 3.0

Aula 3.0

L’aula 3.0 viene definita come uno spazio che riconfigura la sua organizzazione in termini di apertura verso l’esterno, e che modifica anche il suo assetto in senso propriamente fisico, tramite modifiche evidenti alla disposizione degli arredi.

Parliamo di didattica innovativa che al Liceo Internazionale Quadriennale abbiamo assunto come punto di partenza del nostro percorso formativo.
Una didattica che privilegia approcci laboratoriali e collaborativi attraverso una rivisitazione delle pratiche didattiche e delle attività tanto per il docente che per gli studenti. Il tipo di arredi e la progettazione dei setting sarà legata alle metodologie che verranno implementate nel nuovo ambiente.

Alla base di questa scelta c’è la volontà di un gruppo di docenti di svolgere attività diversificate che permettano agli studenti di lavorare per gruppi e di affrontare compiti diversi durante lo svolgimento delle lezioni. L’obiettivo è favorire una rielaborazione attiva e personale dei contenuti da parte dei giovani, sia nelle discipline letterarie sia in quelle scientifiche.

Le aule sono assegnate in funzione delle discipline che vi si insegneranno per cui possono essere riprogettate e allestite con un setting funzionale alle specificità della disciplina stessa.
Il docente non ha più a disposizione un ambiente indifferenziato da condividere con i colleghi di altre materie, ma può personalizzare il proprio spazio di lavoro adeguandolo a una didattica attiva di tipo laboratoriale, predisponendo arredi, materiali, libri, strumentazioni, device, software, ecc. La specializzazione del setting d’aula comporta quindi l’assegnazione dell’aula laboratorio al docente e non più alla classe: il docente resta in aula mentre gli studenti ruotano tra un’aula e l’altra, a seconda della disciplina

Dal “debate” alla flipped classroom and spaced learning.

Debate

Il «debate» è una metodologia che permette di acquisire competenze trasversali («life skill»), che smonta alcuni paradigmi tradizionali e favorisce il cooperative learning e la peer education non solo tra studenti, ma anche tra docenti e tra docenti e studenti. 
Disciplina curricolare nel mondo anglosassone, il debate consiste in un confronto nel quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). L’argomento individuato è tra quelli raramente affrontati nell’attività didattica tradizionale (un argomento non convenzionale, convincente, ad es. «La condizione di genere oggi in Italia»). 
Dal tema scelto prende il via un vero e proprio dibattito, una discussione formale, non libera, dettata da regole e tempi precisi, per preparare la quale sono necessari esercizi di documentazione ed elaborazione critica; il debate permette agli studenti di imparare a cercare e selezionare le fonti, sviluppare competenze comunicative, ad autovalutarsi, a migliorare la propria consapevolezza culturale e, non ultimo, l’autostima.

Il debate allena la mente a considerare posizioni diverse dalle proprie e a non fossilizzarsi su personali opinioni, sviluppa il pensiero critico, allarga i propri orizzonti e arricchisce il personale bagaglio di competenze.

Flipped classroom

L’idea-base della «flipped classroom» è che la lezione diventa compito a casa mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. In questo contesto, il docente non assume il ruolo di attore protagonista, diventa piuttosto una sorta di “mentor”, il regista dell’azione pedagogica.
Nel tempo a casa viene fatto largo uso di video e altre risorse e-learning come contenuti da studiare, mentre in classe gli studenti sperimentano, collaborano, svolgono attività laboratoriali.
È importante che il tempo ‘guadagnato’ in classe grazie al flipping venga usato in maniera ottimale e che le risorse utilizzate dallo studente nel tempo a casa siano di qualità elevata, oltre ad essere calibrate sul livello di conoscenza fino a quel momento raggiunto dal giovane. Una libreria di contenuti integrata con video online vagliati in base a qualità e accessibilità è il miglior punto di partenza per ottenere un buon risultato finale.

Spaced learning

Il metodo prevede una lezione suddivisa in tre momenti di 15-20” ciascuno, intervallati da due pause di 10” in cui i ragazzi “staccano” dalla lezione distraendosi o impegnandosi in attività fisiche o manuali. Il metodo differisce molto dal modo di fare didattica di tutti i docenti e si decide quindi di avviare una sperimentazione solo in alcune classi, classi in cui i docenti lavoreranno con due colleghi più esperti nel progettare le lezioni e organizzare il setting d’aula richiesto. 
I docenti decidono di utilizzare questa metodologia in alcuni precisi momenti dell’attività didattica (ad es. all’introduzione di una nuova unità didattica, prima delle verifiche, durante le attività di recupero, ecc.) per poter così valutare meglio la ricaduta ed estendere in seguito il metodo nei momenti più opportuni.